Fa male ai bambini stare troppo tempo davanti a uno schermo? Dipende…

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Sempre più spesso vedo famiglie fuori a cena i cui membri sono totalmente immersi nei loro tablet, smartphone e dispositivi vari. Ormai non ci si guarda più di tanto negli occhi. A parte qualche eccezione, non siamo più particolarmente attenti alla “temperatura umana” dei nostri affini, dei nostri simili in generale… Ognuno segue una propria linea mentale, cerca magari rassicurazioni psicologiche nel “mi piace” a un suo post  o al retweet di turno, sfida se stesso in game sfiancanti, controlla freneticamente la posta, affogando la propria ansia nella tecnologia. E magari lascia il pargolo giocare a tavola con il suo dispositivo o guardare per ore la tv in salotto usandola come baby sitter virtuale. Per cui non mi sono stupita più di tanto leggendo i risultati di un nuovo rapporto diffuso dal governo americano, secondo il quale quasi tre quarti dei bambini di età compresa da 12 e 15 anni passano più di due ore al giorno davanti a un computer o a uno schermo. Con il risultato che la stragrande maggioranza dei ragazzi stanno superando la quantità di “tempo schermo” raccomandato dall’American Academy of Pediatrics.

In un’intervista alla Nbc News, il professor Dimitri Christakis dell’Università di Washington ha commentato la ricerca. Un punto di vista particolare, quello di Christakis – pediatra, epidemiologo, direttore del Centro universitario Child Health, Behavior & Development di Seattle e co-autore delle linee guida della AAP – secondo il quale bisognerebbe analizzare i nuovi dati con una certa prudenza, perché il rapporto non comprende il tempo trascorso su tablet e smartphone, sempre più usati dai bambini. “Il problema è che il tempo che si passa davanti a uno schermo è molto difficile da misurare in quanto ognuno ne ha uno in tasca, e stiamo usando spesso più di uno schermo alla volta”, sottolinea lo studioso americano.

A suo avviso, bisognerebbe distinguere tra scuola e intrattenimento: “Come si conteggia il tempo se il bambino sta leggendo un libro su un Kindle o legge l’Enciclopedia Britannica online? I genitori dovrebbero concentrarsi non solo sulla quantità, ma sul contenuto e la qualità”. E a proposito di contenuti, spiega: “Se vostro figlio passa un’ora e mezza a fare i compiti sul computer e poi manda sms agli amici per mezz’ora, non c’è nulla di sbagliato. La sfida è capire i modi per rendere innocua, se non addirittura benefica la cultura digitale. Dico sempre ai genitori che dovrebbero assumere un ruolo attivo nel determinare il tempo che il loro bambino passa davanti a uno schermo. E’ come valutare quali alimenti vogliono nella dieta del loro figlio e in quali proporzioni, che cambiano a seconda delle età”.

Ma se i pargoli evitano la “tv educativa” e si cibano solo di “tv spazzatura”? La cosa migliore, per Christakis, è guardare insieme i programmi e parlarne. Si può chiedere ai propri figli cosa ne pensano, stimolare una discussione su questo o quell’argomento. Un programma può stimolare delle conversazioni su temi che magari altrimenti non si affronterebbero, come il sesso o il consumo di alcol tra minorenni.

Il rapporto sottolinea tra l’altro i rischi che l’eccessivo tempo passato davanti a uno schermo possono arrecare alla salute, come obesità e ipertensione. Smartphone e video stanno rovinando i nostri bambini? “Il fatto che i bambini preferiscono guardare la tv e giocare ai videogiochi piuttosto che trascorrere del tempo fuori è un luogo comune, un pregiudizio. Stanno troppo davanti allo schermo perché vengono tenuti dentro casa. E questo perché i genitori vivono le attività all’area aperta come qualcosa di rischioso, pericoloso. La casa è considerata molto più rassicurante.  Ma la maggior parte degli abusi avvengono in famiglia. Far stare i bambini in casa di certo non li tiene al sicuro da questo”.

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