Mamme & figlie adolescenti: un vero spettacolo

Il momento è quasi arrivato. Tra poco più di 2 settimane Sara parte per gli Usa. Ebbene sì, sto parlando della mia, della nostra Saretta. Il 17 agosto compirà 17 anni. Sarà il suo primo compleanno  vissuto “da sola”.

Per la prima volta non lo trascorrerà con noi, soffiando le candeline con il padre, che è nato lo stesso giorno (?!?!?). Ma in una simpatica famiglia californiana, vicino a Sacramento. A “sole” 16 ore di volo da casa.

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Nel cuore di una mamma si accavallano tante di quelle emozioni, in momenti come questi. Conflitti e smottamenti emotivi si rincorrono senza sosta. Questo è il primo vero distacco da mia figlia, anche se fin da piccola ha trascorso periodi di vacanza da sola, o al massimo con il fratello (settimane bianche, Wwf, centri estivi, etc). Mirabilia: questo il nome che abbiamo voluto darle, dopo Sara, Gabriella (come le sue due nonne) e Lea (la mia amatissima zietta, scomparsa troppo presto dalla mia vita). Un nome speciale per una bimba speciale nata in casa, sullo stesso letto sul quale era stata concepita e la cui nascita ha cambiato per sempre la mia esistenza. Sarina ha portato con sè amore, gioia, felicità, orgoglio, potenza, energia, tenerezza, paura, conflitti, luci, ombre, fatica, esaltazione, verità, sangue, carne, cielo, stelle, trasformazione, stabilità, cambiamento, radici, speranza. Futuro.

Il percorso che abbiamo fatto per arrivare alla fatidica data del 14 agosto, giorno della partenza, non è stato facile, sotto molti punti di vista. Per farle frequentare un semestre in un liceo americano, abbiamo dovuto superare vari ostacoli. Il più banale è quello burocratico: non so quanta documentazione abbiamo dovuto produrre. Roba da matti! Mi sembrava di non riuscire più ad uscirne! E forse ancora non ne siamo usciti…. E poi vaccinazioni supplementari, test mai sentiti prima, richiami, certificati medici firmati, controfirmati e tradotti in inglese, informazioni dettagliate su qualsiasi cosa, pagelle degli ultimi due anni, giudizi di vari professori, benestare della preside del liceo che sta frequentando. Una via crucis per il visto, 300 quesiti online, più domande di ogni tipo al colloquio all’ambasciata (pre prenotare il quale bisogna avere una laurea in ingegneria informatica), tasse e bolli vari…. Insomma, un vero e proprio incubo (per non parlare dei costi, meglio sorvolare…).

Ma tutto questo è assolutamente NIENTE rispetto all’investimento emotivo che questa decisione ha comportato, comporta e comporterà.

Ieri sera Sara si è sdraiata vicino a me prima di andare a letto. Era quasi mezzanotte. “Strano”, ho pensato. Era da molto tempo che non lo faceva. Ultimamente era molto nervosa e abbiamo anche avuto alcuni momenti di grande tensione. Ma non era strano: voleva parlare. Aveva bisogno di tirare fuori i suoi mille dubbi e le sue paure. Paura di “lasciare la sua vita”, le sue cose, le persone che ama, il suo ragazzo, le sue amiche, le sue abitudini, la sua camera, la sua casa… le sue sicurezze. E di non sapere quello che l’attende. Chissà come saranno in questa famiglia, come si troverà con i compagni di scuola, a parlare in inglese tutto il tempo, e come interagirà con le persone con cui dividerà le sue giornate. Chissà se riuscirà a gestire le difficoltà, o se vorrà solo correre via e nascondersi in un angolino aspettando che tutto finisca il più presto possibile (forse i primi giorni?). Alle due e mezzo del mattino mi ha dato la buonanotte. Un pochino più serena.

Quando abbiamo cominciato a muoverci per realizzare questo progetto (chiarisco che fino a qualche mese fa non desiderava altro che vivere in America, l’unico dubbio era se a New York o a Los Angeles), non avremmo mai immaginato che poco dopo l’avvio delle (complicatissime) procedure, ci saremmo trovati di fronte a un muro. Il suo è stato un ripensamento totale. Inaspettato. Ma convinto. Granitico. Non è facile avere a che fare con un adolescente. Chi ne ha uno/una in casa lo sa. Ma pensate ad avere a che fare con un adolescente che a un certo punto si mette pesantemente di traverso! Proprio su una cosa che aveva tanto desiderato. E con una forza tale che in confronto un tornado sembra un rifolo di vento….

Cosa succede quindi? Brancoli nel buio. Se sei rigida, sbatti contro il muro. Se sei morbida, vieni abbindolata nella rete del “dai mammina, ti prego, annulliamo tutto” ed è finita. Se cadi nella provocazione, non ne esci più, se sbotti lei ne approfitta e ti si mette in tasca. Se decidi di fregartene (“fai come ti pare”), il presunto “distacco” dura dai tre minuti e 20 secondi ai quattro minuti. In tutti questi casi, dopo stai peggio di prima perché hai miseramente fallito nel tuo proposito.

Vivi così in una specie di partita a scacchi: muovi le tue pedine a volte ragionando, a volte in automatico, o tirando fuori il peggio di te, altre volte vai proprio a tentoni. Pensi e ti arrovelli per trovare il modo di raggiungere il tuo Obiettivo, che non è quello di vincere una partita. A motivarti è il pensiero di fare il suo Bene. O almeno quello che PENSI sia il suo Bene. Sì, perché chi può veramente stabilire cosa sia il Meglio per i propri figli? Le tue Convinzioni vengono messe costantemente e irrimediabilmente in discussione, le Certezze vacillano di fronte a un semplice sguardo, e il Dubbio ci mette mezzo secondo ad afferrarti il cuore e a stritolartelo.

E quando il conflitto si esaspera e tocca punte insostenibili, l’unica via d’uscita è stoppare, sparire, staccare la spina. Black out. Fino a nuovo ordine. Lavori in corso. La rabbia si mescola al senso di impotenza. Ti chiedi come sia possibile che qualcuno – e soprattutto il sangue del tuo sangue – non si fidi di te. Non ti ascolti. Anzi, ti detesti profondamente. Ti senti inutile, a volte anche hai la netta sensazione di essere di troppo. Ma non vuoi lasciar correre, e così torni indietro e affronti il “mostro”. Di nuovo, sfoderando tutte le tue armi. Inutile. E’ inutile…. La forza che tu metti in campo, ti si ritorce contro e ti investe in pieno, svuotandoti di ogni energia. La ritirata è l’unica soluzione. Almeno per un po’ di tempo (variabile a seconda dei soggetti e delle circostanze).

E’ una guerra di nervi. Condita di inaspettate pause di relativa calma. Devi essere rilassata ma vigile. Sì,perché appena pensi che l’amato (perché lo ami disperatamente) “mostro” si sia rassegnato, pacificato, eccolo sputare fuoco e fiamme. E si ricomincia tutto d’accapo. Insomma… uno spettacolo!

E’ pazzesco quanto, nonostante la maturità acquisita in anni di esperienze esaltanti e fenomenali errori, tu ti possa trovare improvvisamente e clamorosamente impreparata di fronte a quell’esserino che hai tenuto in pancia per 9 mesi, partorito e poi cresciuto con tanto amore/dolore/dedizione. A un tratto ogni competenza, preparazione, esperienza, svanisce. Puff. Per fortuna sono solo momenti. Poi tutto torna ad avere un senso (altrimenti ci sarebbe da impazzire).

Tornando a Sara, mio marito ed io siamo certi che questa esperienza sarà fondamentale per lei. Soprattutto in un momento come questo, in una fase di crescita così importante. Conoscere mondi, persone e abitudini diverse ti apre il cervello e il cuore. Ti costringe a rivedere i tuoi schemi, i tuoi meccanismi, a trovare dentro di te risorse che non pensavi neanche di avere. A trovare le soluzioni a problemi nuovi. A crescere. Il problema nasce quando chi dovrebbe compiere questo passaggio, non pensa di essere ancora pronto a mettersi in gioco. Bisogna forzarlo o lasciare che decida lui/lei quando è il momento giusto?

Noi abbiamo deciso di forzare. Di non lasciare a lei la decisione. E su questo si apre il dibattito…

In ogni caso, io sono convinta che Sara alla fine si troverà bene. Benissimo. E poi in fondo 4 mesi passano in fretta. Proprio oggi abbiamo saputo che a Natale sarà di nuovo con noi. Era convinta di dover tornare a gennaio: quando l’ho chiamata per dirglielo, ha urlato dalla gioia, festeggiando poi con le sue amiche.

(Questa è la casa dove abiterà per 4 mesi)

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Sara avrà l’occasione di testare se stessa. E quando sarà dall’altra parte del mondo, anche io testerò me stessa. Non sono mai stata una mamma apprensiva, ma solo quando penso di avere la situazione relativamente sotto controllo. Ammetto che ogni volta che ne ho perso le tracce, anche per poco tempo, non sono mai stata tranquilla e mi sono adoperata per recuperare quel controllo (che poi parlare di controllo mi fa un po’ ridere, non è una pura illusione?…). Chissà, vedremo…. (di certo all’aeroporto piangerò come una fontana).

Quello che le auguro è scambiare esperienze, arricchirsi, mettersi alla prova, ampliare i suoi orizzonti e imparare il più possibile (non solo l’inglese eheheh).

La vita è una sorpresa. L’importante è essere sempre disposti a farsi sorprendere.

P.s. Grazie Sara, sono orgogliosa di essere la tua mamma

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2 risposte a “Mamme & figlie adolescenti: un vero spettacolo”

  1. kia_ba

    Sei una grande mamma! E sono sicura che Sara è una grande figlia!!!
    Quando tornerà a casa sarà una persona più ricca e anche più forte.
    Vai Saraaaaaa!!!!

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  2. Elisabetta

    Grazie mille cara. Su questo blog potrai seguire gli sviluppi di questa nuova avventura! Grazie ancora e a presto! 🙂

    Rispondi

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