Leggendo Virginia Woolf, quando paura e solitudine diventano arte

La casa di Virginia Woolf

… “Si sentiva molto giovane, e nello stesso tempo indicibilmente vecchia. Affondava come una lama nelle cose, e tuttavia ne restava fuori, a osservare. Aveva la perpetua sensazione, anche mentre guardava i taxi, di essere altrove, altrove, in mare aperto e sola; la sensazione che fosse molto, molto pericoloso vivere anche un giorno soltanto…”. Stamattina leggevo La signora Dalloway, uno dei capolavori di Virginia Woolf.

Lo avevo già letto anni fa, ma oggi ho sentito l’impulso di riprenderlo in mano. E non sono riuscita a resistergli. Ho cominciato a leggere la prima pagina, poi la seconda, la terza… non riuscivo più a fermarmi. Virginia – mi piace chiamarla così per una vicinanza di sentimenti e per un senso di familiarità visto che è una fonte di ispirazione fin dall’adolescenza – è sempre riuscita con il suo stile unico a trascinarmi in quel flusso irrefrenabile di pensieri, ricordi, collegamenti, sogni, immagini, storie, personaggi, che ha affascinato e continua ad affascinare milioni di persone in tutto il mondo.

La puntigliosità quasi maniacale e la disarmante semplicità con cui la Woolf descrive la realtà (“Dentro, tra le cose di ogni giorno, la credenza, il tavolo, il davanzale con i gerani, all’improvviso il profilo della padrona di casa, curvandosi per togliere la tovaglia, si ammorbidisce sotto la luce, emblema adorabile che solo il ricordo di freddi contatti umani ci impedisce di abbracciare”) mi regala un senso di sazietà, di pienezza.

Mi spiazza, tenendomi in costante tensione mentre racconta azioni quasi banali (“come una suora che si ritira dal mondo, o un bambino che esplora una torre, andò di sopra, sostò alla finestra, entrò in bagno.”); mi accompagna con lucidità e malinconico umorismo nei salotti e lungo le strade della Londra dei primi anni Venti; mi travolge fin dall’incipit: “La signora Dalloway disse che i fiori li avrebbe comprati lei”. Un inizio geniale. Letta questa frase, mi sono fermata. A pensare. Possibile che una frase così semplice possa spingere qualcuno a fermarsi subito? Per poi immediatamente riprendere perché non si vede l’ora di arrivare all’ultima pagina? Bastano quelle 11 parole ad aprirti un mondo, un universo totalmente inesplorato, imprevedibile.

Senti il sapore della vita, della morte, della disperazione. E dell’amore.

Quando si tratta di Virginia Woolf, bastano 11 parole per sedurti per sempre.

 

P.s. Se sei interessato ai luoghi legati a Virginia Woolf, guarda qui

 

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