Irma la dolce

Non amo molto parlare di me, è sempre stata un’impresa. A differenza di altre blogger che riescono a raccontare con grande disinvoltura ogni più piccola esperienza e avvenimento della loro vita, io faccio un po’ fatica. Ma voglio condividere con voi  questa storia. Una storia importante. Per riuscirci, mi aiuto mandando giù a ripetizione quadratini di cioccolato fondente (ho smesso di fumare tre anni fa, allora ero convinta che mi aiutasse a trovare l’ispirazione e a scrivere. Poi, dopo ben 35 anni, ho capito la gigantesca illusione e stra-galattica fregatura che c’e’ dietro al fumo…ma questa è un’altra storia….).

Sto cambiando discorso… Torniamo a noi… Tanto per cominciare, posso dirvi che il titolo del post, Irma la dolce, non ha nulla a che fare con quello di cui vi voglio parlare. Non si tratta di un post sul cinema o sulla grande Shirley MacLaine  (anche se la mia storia è ambientata poco prima dell’uscita del mitico film di Billy Wilder…).

Siamo nel febbraio del 1960. Io ho due mesi di vita.

Ma facciamo subito un passetto indietro. Mia madre ha sempre descritto la mia nascita come un evento molto naturale e senza intoppi. Insomma, una passeggiata. Ed è stato proprio così! Pesavo poco meno di 3 kg. e non le ho creato nessun problema. Non ha fatto neanche in tempo ad essere trasferita in sala parto: sono nata sul letto di una luminosa stanza di una clinica romana. Il parto è stato così rapido che le infermiere e l’ostetrica mi chiamarono ‘Sputnik’ (a chi interessasse saperlo: è stato il primo satellite artificiale in orbita intorno alla Terra nella storia, lanciato dai russi nel 1957).

Ero buonissima, bellissima (dicono) e, ancor prima della nascita di mio fratello, 16 mesi prima di me, i miei spesso favoleggiavano di questa fantastica bimba che prima o poi sarebbe arrivata ad allietare le loro vite. Peccato che mia madre si è accorta che ero nella sua pancia solo al quarto mese di gravidanza. La sorprendente scoperta avvenne dopo una notte insonne a causa di un fortissimo “mal di pancia” che mamma ingenuamente attribuì a un’indigestione. Il giorno dopo l’ignara genitrice consultò il medico, che le diede la lieta novella. Big surprise! Lei – che stava ancora allattando mio fratello – sarà rimasta di stucco, ma io devo aver fatto sicuramente un grosso sospiro di sollievo. Sì perché non sapendo di essere incinta, nei mesi precedenti questa donna bella e in salute si era messa a dieta cercando di perdere i chili messi su con la precedente gravidanza e con il prolungato allattamento di mio fratello. Non solo: si strizzava nei bustini che si usavano allora, per riuscire a indossare di nuovo i suoi abitini fine anni Cinquanta. Ovvio che non vedevo l’ora di uscire!

Irma è la mia tata. E lo resterà per sempre.

Quando arriva nelle nostre vite, io sono una neonata, lei ha 19 anni e viene dalla Sardegna. E’ fidanzatissima e non passa giorno in cui non scrive al suo Salvatore, rimasto in “patria” ad aspettarla. Lui le risponde puntualmente, per cui ogni giorno una lettera parte e un’altra arriva. Irma è una tata irreprensibile, educata, morigerata, precisa, ordinata, affidabile. Mia madre mi ha raccontato almeno un milione di volte che ogni giorno mi portava al parco in carrozzina, e che in estate mi vestiva sempre di bianco, per valorizzare la mia carnagione ambrata. Ma soprattutto mi ha sempre detto che stravedeva per me.

Nel 1962, però, questa presenza costante e rassicurante della mia vita è costretta a lasciarci. Per un motivo o per l’altro, dopo qualche tempo se ne perdono le tracce.

Fino a quando, qualche anno fa, la dolce, ferma e mitica Irma – che un paio di anni dopo averci lasciato sposerà Salvatore, avrà tre figli e condurrà una vita intensissima – decide di ritrovarmi, di ritrovarci. Negli anni abbiamo cambiato diversi domicili e non siamo sull’elenco telefonico, per cui la ricerca è molto difficile. A un certo punto una sua parente propone una strada alternativa: chiedere aiuto a Maria De Filippi, solo lei può riuscire nell’impresa…. Solo che Irma, riservata com’è, non ha nessuna intenzione di andare in tv. Ma non si dà per vinta. E così, dopo varie peripezie, grazie a una sua intraprendente amica esperta di Internet, riesce a ritrovare mio fratello e quindi a ristabilire un contatto telefonico con mia madre.

A Natale scorso, tramite i miei mi fa avere un enorme vassoio strapieno di fantastici dolcetti sardi (tra le varie cose è ovviamente anche un’ottima cuoca) e una pigotta (le bambole di pezza etniche… tra le sue mille attività, l’instancabile Irma le confeziona per l’Unicef). Passa un po’ di tempo, chiedo a mia madre il suo numero. Ma ancora non sono pronta. Poi, una bella mattina mi sveglio, prendo il telefono e la chiamo.

“Pronto, Irma? Sono Bitti”. Un attimo di silenzio. “Bitti!!!”, esclama la mia tata. Ha una voce ferma e tonica. Non ho la minima idea di come sia, che aspetto abbia, se sia alta, bassa e di quale colore siano i suoi occhi, non so come sorride e che espressioni faccia. Da quando avevo 2 mesi fino ai 2 anni l’ho adorata, appena mi svegliavo mi alzavo in piedi sul lettino e chiamavo a gran voce “Mimma! Mimma!”. Mi dava il biberon e mi preparava le prime pappe. Mi cambiava il pannolino e mi riempiva il culetto di borotalco. Sentivo il suo odore e mi calmavo. La sua voce mi faceva addormentare. Ma dopo 52 anni chissà… chi mi dice che sia ancora la MIA Irma?

Parlarle così, dopo mezzo secolo (a pensarci bene, in realtà è la prima volta in assoluto che ci parliamo!!!), è strano. Ma paradossalmente è anche la cosa più naturale del mondo. E’ come parlare a qualcuno che ti è sempre stato vicino.

Mi racconta in estrema sintesi la sua vita in Sardegna, mi accenna alla sua famiglia e a quanto ha faticato per ritrovarmi. Anch’io le parlo un po’ di me, e scopro che qualche anno prima, senza saperlo, con mio marito e i miei due figli abbiamo fatto una splendida vacanza a pochi chilometri da casa sua, nel centro dell’isola. Irma mi dice che ha intenzione di venire presto a Roma, per rivedere una nipote, visitare S. Pietro e vedere il Papa. Ci salutiamo, promettendoci di risentirci prestissimo.

E siamo arrivati ad oggi. Anzi, a qualche giorno fa. Mia madre mi chiama per dirmi che Irma è a Roma e che ci vorrebbe incontrare. La chiamo subito. In pochi secondi prendiamo un appuntamento. Sono emozionata. Sto per rivedere la mia tata!

Il giorno seguente prendo la metropolitana, devo arrivare fino al capolinea. La incontrerò lì.

Tra me e lei ci sono solo 52 anni e 8 fermate della metro.

E’ una giornata grigia. Appena esco la chiamo. Continuo a camminare. Sento una suoneria squillare. Alzo lo sguardo e vedo una signora con i capelli corti grigi e gli occhiali. Tira fuori il cellulare dalla tasca dell’impermeabile e lo avvicina all’orecchio. Accanto a lei c’e’ una giovane donna, che poi scoprirò essere sua nipote. Le corro incontro. Lei sente i miei passi e allontana il telefonino dal viso per poi lanciarmi un sorriso commosso e complice. Come per dire “eccoti finalmente…”. Ci abbracciamo di slancio, stringendoci forte. Non mi staccherei più da lei. Ho bisogno di recuperare il tempo perduto.

Ci stacchiamo ma io non riesco a trattenere le lacrime. Lei, tosta com’è, mi rassicura con uno sguardo pieno d’amore e di intesa. Riprendiamo la metro dopo aver salutato la nipote che la verrà a riprendere dopo qualche ora. Prima pranzeremo insieme da me e poi andremo a trovare i miei genitori. Sedute una accanto all’altra nel vagone, chiacchieriamo come se ci fossimo lasciate il giorno prima. Strano, me l’aspettavo diversa, ma ha una fisicità molto familiare, come se in una piccolissima parte del mio cervello avessi memorizzato quel viso, quelle mani, quella voce. Arriviamo a casa.

 irma

Irma ricorda tutto di quella breve ma fondamentale fase delle nostre vite. Tra racconti e aneddoti, mi svela qualcosa che non sapevo. Quando arrivò ero inappetente, ma grazie alla sua pazienza e alla sua dolce fermezza sono riuscita a riprendere peso e a stare in salute. In un certo senso mi ha salvato la vita. Il resto è troppo privato da raccontare. Magari un giorno lo farò…

Nel frattempo, sono sicura che questa foto sia più eloquente di tante parole….

Ciao a tutti, alla prossima…. e W le tate di una volta!

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Una risposta a “Irma la dolce”

  1. Mariadora

    E’ scesa una lacrimuccia! So cosa significa essere cresciuta da una tata, la mia si chiama Pina… Non aggiungo altro se non che sono molto felice che voi vi siate ritrovate!!! Un abbraccio a voi 🙂

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