Il Grande Durian e il tassista-tagliatore di teste

durian

Non è un caso che Jakarta sia soprannominata The Big Durian. Come la maggior parte dei frutti esotici odorifici, l’Ibu Kota   (Città Madre) è impressionante all’esterno e all’interno trovi una sostanza complessa e pungente. E’ un gusto acquisito, amore-odio che sicuramente non lascia indifferenti. Più facile vivere adesso rispetto a 15 anni fa quando sono stata qui per la prima volta. Il boom economico è elettrizzante e ha dato una bella patina di sofisticazione alla città.

Più di qualunque cosa Jakarta è GRANDE! La popolazione ufficiale è di 10 milioni di abitanti con un melting pot di tutte le etnie dell’Indonesia e una grande comunità internazionale. E’  un amalgama urbana di kambung (villaggi) e high-risers firmati da grandi architetti iper-moderni. Marmi scintillanti costeggiano fogne aperte e galline.

Le luci della città hanno attratto persone di tutte le credenze, etnie e speranze diverse. Jakarta è un’isola urbana di tolleranza in mezzo a una Java molto più tradizionale. E’ un posto dove i fedeli pregano 5 volte al giorno e altri ballano impasticcati per 48 ore nel fondo di Chinatown.

Da un’altra parte lo smog, le infrastrutture quasi inesistenti e il grande gap tra ultra-poveri e ultra-ricchi sono sconcertanti! Ma alla fine queste cose sfumano quando si sente il grande ottimismo e lo sguardo verso il futuro che Jacarta emana.

L’altro giorno mi è capitata una cosa buffa e triste allo stesso tempo. Dopo una bella cena con mio marito Alex, prendiamo al volo un taxi per tornare a casa. Un taxi giallo un po’ scassato, però andava bene lo stesso. Diamo al tassista il nostro indirizzo e … silenzio. Capiamo che non sapeva bene dove doveva andare. Gli diamo ampie e precise indicazioni: vicino al  Darmawangsa Hotel … boh?! Jalan Antasari? Jalan Sudirman (equivalente di Via del Corso a Roma)? Niente! Infine gli chiediamo da dove venga. Era arrivato il giorno prima da Papua New Guinea, DA UNA TRIBU’ DI TAGLIATORI DI TESTE!!! Prima volta in vita sua a Jakarta! Indicandogli la strada in modo educato per non irritarlo (!?!?!), siamo riusciti ad arrivare a casa.

Non ho idea che fine abbia fatto o come sia tornato a casa… avrà passato la notte in macchina in qualche meandro della città…

A bientot!

Alexandra

 

 

 

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