Colpo di fulmine all’Auditorium

Maya Plisetskaya ha 50 anni quando viene girato questo video. Il Bolero di Ravel coreografato da Maurice Béjart è a mio parere uno dei momenti più intensi di una carriera durata mezzo secolo. In questo balletto c’è tutta la forza e la sensualità di una delle ballerine più importanti del XX secolo. L’ho trovato su Youtube dopo aver assistito a uno straordinario concerto all’Auditorium di Roma diretto da Valery Gergiev, ospite l’astro nascente del pianoforte, il ventiduenne coreano Seong-Jin Cho. A Natale scorso con i fratelli abbiamo deciso di regalare a nostra madre un bel concerto di musica classica. Mi sono offerta di occuparmene e dopo varie ricerche ho scelto quello all’Auditorium perché, oltre a Gergiev e Cho (che hanno fatto tre sold out), in programma c’erano due tra i miei compositori preferiti: Rachmaninov e Stravinsky. Ma non avrei mai immaginato che sarei stata conquistata da un altro grande musicista russo:  Rodion Ščedrin.

Confesso, non avevo mai sentito la sua musica e così quando nella Sala Santa Cecilia in apertura di serata sono risuonate le prime note del Concerto per orchestra n. 1 ‘Naughty Limericks’, sono rimasta a bocca aperta. Quando la bacchetta di Gergiev si è fermata sull’ultima nota, il cuore mi batteva forte. Un colpo di fulmine! La sera stessa mi sono documentata e ho scoperto che Ščedrin non solo è considerato il maggiore compositore russo contemporaneo, ma era anche stato il marito di Maya Plisetskaya! E Gergiev era molto amico di entrambi. Un incastro perfetto.

Ma torniamo a LEI, una vera leggenda. Nata a Mosca nel 1925 da un’illustre famiglia ebraica di artisti, Maya Plisetskaya riesce a diventare prima ballerina del Bolshoj dopo una vita di tragedie e di perdite. Nella sua autobiografia, Io, Maya Plisetskaya, uscita nel 1994,  la grande artista russa racconta l’esecuzione del padre durante il periodo del “Terrore rosso” e l’esilio di sua madre in un gulag. Per sei anni il partito sovietico le impedisce l’espatrio, ma nel 1959 la Plisetskaya riesce finalmente a farsi conoscere dal mondo intero.

Lavora con i maggiori coreografi dell’epoca, da Roland Petit a Maurice Béjart e George Balanchine, incontrando personaggi del calibro di Frank Sinatra, Rudolf Nureyev e Dmitri Shostakovich. Dotata di un talento smisurato, coraggiosa e sfacciatamente sincera, Maya illumina il mondo del balletto sovietico in un periodo molto difficile. Nell’autobiografia racconta tra l’altro di quando il Kgb tramò per sfruttare la sua amicizia con Robert Kennedy. Vive anche a Roma, come direttore del Balletto dell’Opera, e a Madrid, dove dirige il Balletto nazionale spagnolo. Al galà organizzato dal Bolshoj per festeggiare il suo 75° compleanno, il presidente Vladimir Putin l’ha insignita della più alta onorificenza civile della Russia, la medaglia per il servizio allo Stato russo: forse più per dimenticare che per ricordare…

Ma di tutta la sua ricca biografia, ad affascinarmi è soprattutto la storia d’amore con il marito Rodion Ščedrin. Il loro rapporto è ben descritto in questa foto. Non servono molte parole: basta osservare i loro sguardi, intensi e complici, i loro sorrisi dolcemente carichi di vita e di amore, le rughe che raccontano il dolore vissuto e superato, il capo chino di lei sulla spalla di lui.

Si sposano nel 1958 e da allora condividono tutto, vita, arte e fama. Lui compone per lei le musiche di alcuni balletti come The humpbacked horse (“Il cavallino gobbo”), Il gabbiano (tratto dal celebre racconto di Checov) e Anna Karenina, che segna anche il debutto di Maya come coreografa.

Eccoli ancora, in un’altra foto: intesa totale.

Dopo aver trascorso una vita insieme, Rodin deve dirle addio il 2 maggio 2015, giorno in cui la leggenda del balletto muore per un infarto. Ha 89 anni.

Che dire? Mi piacerebbe molto che la loro storia diventasse un film.

Concludo questo post semplicemente, citando una frase della grande artista, incredibilmente attuale:

“And what have I learned in my life, what is my belief? Very simple, as a glass of water. Like breathing. People are not divided by classes, races, political systems. There are good and bad people. Good people are rare, but they are a gift of God”.

Maya Plisetskaya

 

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