Dalla Grande Mela alle mele della fattoria

Ciao, sono Amelia. Bitti ed io ci conosciamo dai tempi del liceo…. roba da matti!!

Vivo negli Usa dal ’95. Mi sono trasferita da Roma a New York per finire gli studi e per prendere il dottorato alla New York University. Poi sono rimasta qui. Nel 2008 mio marito Larry ed io abbiamo deciso di vendere il nostro appartamento di New York e di trasferirci in aperta campagna. Questa decisione ha comportato non pochi cambiamenti. Larry infatti lavora ancora a New York, ma ora facciamo anche parte di una comunità agricola e di un paesino di 500 anime nello stato del New Jersey, a pochi km dal confine con la Pennsylvania.

Viviamo, per così dire, a cavallo fra la Grande Mela e le mele che produciamo nella nostra fattoria, insieme al fieno e alle pesche. Siamo anche apicultori, e da un paio d’anni abbiamo anche nove galline… Per dirla tutta, il numero delle galline sale e scende a seconda dell’attività  della volpe che risiede qui vicino. All’inizio della primavera infatti mi tocca controllare come un falco per vedere che non siano stati fatti scavi abusivi sotto il recinto. Vivere in campagna è bellissimo e non tornerei più in città, ma è anche una battaglia costante con gli elementi della natura: animali, vegetali ed atmosferici.

Qualche settimana fa Larry ed io siamo rientrati la sera tardi da una cena a New York e abbiamo visto la porta della stalla aperta. In genere viene chiusa la notte. Allora siamo andati a controllare, e chi ti troviamo? Due cervi che quatti-quatti erano entrati per mangiare il fieno che teniamo per le galline. Non ti dico il casino che hanno combinato!! Per non parlare del fuggi-fuggi generale quando ci hanno visti entrare e abbiamo acceso la luce… Ciò nonostante considero la fattoria come un piccolo angolo di paradiso in un mondo sempre più convulso e caotico.

Questo però non significa che io viva sotto un sasso. Anzi, dato lo stato d’isolamento, cerco di tenermi al corrente il più possibile. In questo momento le notizie più tragiche e sconvolgenti vengono dall’Ucraina. Sembra di tornare ai tempi della Primavera di Praga del ’68 con tutte le conseguenze che quel’invasione comportò per l’allora Cecoslovacchia e per l’Europa tutta. La cosa che più mi ha fatto imbestialire, e che francamente lascia stupefatti, è che Putin ha inviato in Crimea un esercito senza insegne e poi ha avuto la faccia tosta di sostenere che non era il suo. Pazzesco!! Non per niente la Merkel ritiene che il Presidente Russo abbia perso la bussola… beh, sarebbe ora che la ritrovasse e se ne ritornasse al paese suo!!!

Baci e abbracci

Amelia

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