Addio piccolo, immenso Prince

American singer-songwriter Prince performs on stage, London, 1993. (Photo by Michael Putland/Getty Images)
Prince performs on stage, London, 1993. (Photo by Michael Putland/Getty Images)

 

Prince è morto. Giovedì 21 aprile 2016. Ed io, da quel giorno, non sono mai uscita di casa.

 

Amo questo immenso genio artistico e musicale da sempre…. beh, potrei scriverne per ore. Dopo aver innalzato e fatto giocare e gioire la mia anima per oltre tre decenni, avermi fatto piangere e ballare fino a svenire, ispirandomi, intenerendomi e iniettandomi energie che non immaginavo neanche esistessero, ora mi ha frantumato il cuore. Chi ama Prince come me (e siamo in tanti) sa di cosa sto parlando. Un talento assoluto, assetato di musica, bellezza ed empatia con gli altri musicisti, nato per esibirsi davanti al mondo, per celebrare con l’umanità il potere della musica, che amava più di se stesso. Generoso nella sua esuberante follia, nella sua straripante energia, un caleidoscopio di talenti, suonava una trentina di strumenti (ora molti lo stanno scoprendo ma i fan l’hanno sempre saputo). Riusciva a realizzare un cd in un solo giorno, poi se non era soddisfatto lo faceva cancellare dai suoi collaboratori, disperati nel vedere capolavori sparire con un clic. Ma era lui che decideva. Ha sempre avuto lui in mano il suo destino. Pagando di persona. Rischiando, con coraggio e testardaggine, a volte andando contro i suoi stessi interessi.

Ma era rimasto integro. La parola compromesso non rientrava nel suo vocabolario.

Un mito solitario e prezioso. Suonava, componeva, arrangiava spesso di notte, senza sosta, senza mai fermarsi (è di poche ore l’indiscrezione secondo cui prima di morire avesse lavorato ininterrottamente per sei giorni e sei notti). Per lui era normale. Quando aveva un’ispirazione, chiamava i suoi collaboratori, anche alle tre del mattino, e si chiudeva in sala di registrazione. Il suo misterioso Vault contiene talmente tanti brani che si potrebbe far uscire un suo album l’anno, fino al prossimo secolo.

Ma era anche un cittadino modello. La fama e il potere, la vita folle e sregolata degli anni Ottanta, le tante donne e i soldi, non lo avevano cambiato. I suoi concittadini lo hanno voluto ricordare ufficialmente con un commovente comunicato:

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Ho scritto tante volte di lui per l’ANSA, la mia ex agenzia, grazie alla quale sono riuscita a vederlo da vicino, non solo ai concerti. Ogni volta che venivo a sapere di una sua performance, mi adoperavo per organizzare il viaggio e raggiungerlo, facendo anche delle follie; andavo in stress settimane prima dei suoi show per l’emozione di vederlo live. The Purple One riusciva ogni volta a trasportarti nella dimensione della musica pura, un livello superiore di realtà, il massimo della carnalità e della sensualità e al tempo stesso l’apoteosi dello spirito. La volta in cui l’ho visto più da vicino è stata a Roma: ricevemmo in redazione una soffiata. In mezzo secondo ero lì, ad aspettarlo fuori da un parrucchiere del centro dove era andato prima della sua ultima performance nella Capitale. Me lo ritrovai a due metri di distanza, ma non riuscii a fargli autografare un suo vinile per via della security. Lui, sorridente e rilassato, si mise a fare foto ai fan, me compresa, mentre lo chiamavo a gran voce e alzavo verso il cielo il suo album. (chissà che fine avrà fatto quello scatto).

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Poco dopo la sua morte improvvisa, la mia cara amica Antonella Nesi, da tanti anni colonna degli Spettacoli all’Adn Kronos, ha scritto su Fb:  “A neanche 24 ore di distanza dalla diffusione della notizia,si può dire: il primo pensiero di buona parte degli addetti ai lavori musicali del nostro Paese è andato a Elisabetta Malvagna, praticamente la parente più prossima…”. Sì, in effetti questo è il mio sentimento vero nei suoi confronti. Ed è vero: tantissimi i colleghi, gli amici e gli Artisti (tra i quali anche la grande Giorgia, che conobbi anni fa a Milano proprio dopo un concerto di  His Purple Majesty) che mi hanno scritto, chiamato e contattato per farmi sentire la loro vicinanza. Alcuni noti colleghi mi hanno persino confessato di aver pensato a me durante la scrittura dei loro pezzi. Pazzesco, non mi aspettavo un’ondata d’amore e di solidarietà così forte. Mi sono stati vicini e li ringrazio tutti, uno per uno. Anche l’ANSA ha subito pensato a me (li ho massacrati per 20 anni con il mio amore per il folletto) e tra i servizi principali dedicati al genietto di Minneapolis ha inserito la mia recensione del suo concerto al Palalottomatica del 2010. Un bellissimo regalo.

Nella totale disperazione, non solo mia ma dei fan di tutto il mondo, poche ore dopo la sua morte (detesto il termine “scomparsa”, mi sa di finto e artificioso), sul web ha però cominciato ad apparire sempre più insistentemente la parola “overdose”. Ho subito sentito l’esigenza di fare chiarezza, andando al di là dell’apparenza, delle solite, facili trappole mediatiche. A notte fonda ho fatto le mie ricerche e approfondimenti, e scritto un lungo post su Fb.

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Eccolo:

“Sono sicura che domani sui giornali leggeremo che Prince è morto per un’overdose. I social e il web sono pieni di questa parola. Non vedevano l’ora. Ma stiamo tutti molto attenti a ciò che leggiamo e soprattutto prego i colleghi autori dei pezzi a non speculare e a non cadere nella triste tentazione di cedere a ricostruzioni costruite ad arte per vendere i giornali (che peraltro in Italia non legge quasi più nessuno, spesso giustamente). Per fortuna qualcuno fa correttamente il suo mestiere. Come chi, come Melinda Carstensen di FoxNews Health, ha analizzato seriamente le indiscrezioni relative alla “overdose di oppiacei” che sembra essere la causa della morte di Prince, stroncato da una crisi respiratoria.

Gli esperti interpellati dalla giornalista spiegano che un uso prolungato di oppiacei può creare gravi danni alla capacità respiratoria,perché sono fortemente debilitanti. Il portavoce di Prince ha confermato che si trascinava un’influenza da settimane, e fonti vicine all’artista hanno raccontato che prendeva un medicinale che contiene un oppiaceo, l’oxycodone (il cui composto deriva dalla codeina e che può indurre dipendenza, come tutti gli oppiacei), contro un dolore cronico all’anca, operata nel 2010 (conseguenza delle troppe spaccate regalate ai suoi fan negli anni Ottanta).

Sheila E. (chi conosce Prince sa chi è) ha detto all’Abc che Prince durante la sua carriera ha subìto diverse fratture all’anca (a volte camminava aiutandosi con un bastone da passeggio) e che da piccolo soffriva di epilessia. “Gli oppiacei”, ha spiegato un medico del Boston Medical Center alla Boston University School of Medicine, “alleviano il dolore ma quando se ne fa un uso prolungato/eccessivo, causano una depressione del sistema nervoso centrale, facendo diminuire la capacità respiratoria. In caso di overdose di oppiacei, si può arrivare all’arresto respiratorio e cardiopolmonare”. L’antidoto usato in caso di questo tipo di overdose e’ il naxolone. Dopo averlo somministrato. i medici monitorano il paziente per 24 ore. “Ma ore o giorni dopo, si può andare di nuovo in overdose perché l’effetto dell’antidoto scompare”. Prince e’ stato ricoverato per tre ore ma poi ha voluto lasciare l’ospedale per tornare sul palco.

Gli esperti spiegano che spesso che i pazienti che riescono a uscire dall’overdose, poi “rifiutano le cure successive e lasciano l’ospedale”. E sottolineano che “se una persona ha una malattia respiratoria come l’influenza o la polmonite e sta in overdose di oppiacei, la naturale capacità respiratoria viene seriamente compromessa”.

Secondo il Center for Disease Control and Prevention (CDC), le persone fisicamente debilitate (tra l’altro Prince era nel pieno di un tour di molte date ed era molto minuto, sarà pesato sì e no 50 kg) colpite da influenza, hanno un rischio maggiore di complicazioni e di mortalità. Ogni anno negli Usa l’influenza è la causa di 200 mila ricoveri e di 36 mila morti. Inoltre, sempre secondo il CDC, le morti per overdose di oppiacei stanno superando quelle per incidenti stradali: tra il 2000 e il 2014 quasi mezzo milione di americani sono morti per questo motivo. Questi i fatti. Ma dubito molto che i nostri giornali ne terranno conto”.

Un post apprezzato e condiviso (grazie a tutti), che spero abbia aiutato ad aprire la mente, a non accontentarsi di versioni semplificate e basate su tesi approssimative. Un Uomo, un Artista come lui, si merita ben altro. Ma noi, ce lo meritavamo? Ora che non c’è più, dovremo fare tutto il possibile per meritarcelo davvero, questo piccolo e immenso Principe della musica.

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