Sara, a 17 anni fuori dalla ‘comfort-zone’: 10 buone ragioni per non vivere negli Usa

Dopo averne parlato varie volte, e dopo averlo sperato fino all’ultimo, eccoci qui: mia figlia Sara mi ha finalmente “concesso” un suo post esclusivo dalla California, dove è sbarcata a metà agosto per frequentare un semestre in una High School.

Inutile dirvi quanto siano state intense e contrastanti le emozioni che hanno accompagnato la pre-partenza, il viaggio e i primi giorni della mia “piccola” Saretta Oltreoceano. La scelta di vivere alcuni mesi in America era partita da lei, anni fa. Ma proprio quando con mio marito siamo riusciti a realizzare il suo sogno (l’organizzazione non è stata facile da nessun punto di vista), a sorpresa si è tirata indietro. Si è messa di traverso. Non è stato facile tenere duro, ma abbiamo deciso di non assecondare le sue paure, i suoi dubbi, il suo bisogno di certezze e sicurezze. Per cui il 14 agosto l’abbiamo accompagnata a Fiumicino e dopo ben tre voli (e 24 ore, grazie WEP!!!!), è sbarcata in California. Arghhhhhhh !!!!!!!!!!!!!!!!!

Siamo stati fortunati: vive in una famiglia fantastica, molto friendly, disponibile e attenta, composta dai genitori Kelly e David, le loro tre figlie (Joy, Katlyn e Audrey, le prime due poco dopo il suo arrivo sono andate loro volta a trascorrere un anno all’estero), una ragazza spagnola (Caterina) che sta facendo la sua stessa esperienza, la nonna, due cani e due gatti.

American Girls

Ma ora basta: lascio tutto lo spazio a Sara: a parte la scrittura (la ragazza ha stoffa, buon sangue non mente, ahahah ), sono rimasta molto colpita dalla lucidità e dalla consapevolezza (condita con la sua immancabile – e direi strutturale – ironia) con cui sta vivendo questa avventura. Prima di lasciarvi, un’ultima cosa: sono sicura che questo post potrà essere utile alle mamme (e ai papà) che stanno pensando di offrire ai propri figli un semestre (o un anno) di studio fuori dall’Italia, ma anche a chiunque abbia un figlio o una figlia adolescente. Buona lettura!

sara e le altre

Sono arrivata negli Stati Uniti quasi due mesi fa, e posso dire con molta sincerità che questi due mesi mi hanno fatto capire che non potrei mai vivere in questo paese.  Ebbene sì.

Certo, ho imparato a parlare inglese 24 ore su 24 senza diventare scema, ho imparato a rifarmi una vita dall’altra parte del mondo, ho imparato le usanze americane e le loro raccapriccianti specialità culinarie, e tante altre cose che mi rimarranno per sempre e mi serviranno spesso, perché quando ti ritrovi dall’altra parte del mondo a dover affrontare ogni cosa da sola, con persone, usanze, cibi e luoghi differenti, a dover imparare tutto da capo, ad avere nuove abitudini che non senti tue, e riesci a farlo, ti sembra di poter affrontare qualsiasi cosa. Non che abbia mai avuto dubbi sul fatto che potessi farlo, onestamente, perché ero stata io la prima a volerlo. Il punto della questione era un altro: io non lo volevo più.
Pensavo “per quale motivo al mondo dovrei spostarmi da qui, dove sto tanto bene?”. Adesso non mi metterò a scrivere che ero una povera idiota e che adesso ho capito il motivo, perché non ero una povera idiota e ho sempre saputo i motivi per i quali i miei genitori mi hanno spinta (oserei dire costretta ahah) a venire qui. Il punto è che non volevo farlo ugualmente. Tutto ciò che mi aveva fatto desiderare di fare quest’esperienza non mi sembrava più rilevante.
Eppure, adesso posso dirvi che non sono morta per questo, la mia vita a Roma è ancora lì dove l’ho lasciata, perché la mia vita a Roma dipende da me, non sono io a dipendere dalla mia vita. Non so se avete afferrato il concetto. È piuttosto complicato da esprimere a parole. 
A proposito di parole, una cosa che ho imparato è che l’inglese esprime mille volte meglio ciò che vogliamo dire. Ha più sfumature, spesso mi viene da dire in inglese qualcosa che dovrei dire in italiano, semplicemente perché in italiano non esiste un’espressione o una parola che esprima quella sensazione al cento per cento. Perciò ho avuto la conferma del fatto che amo l’inglese.
Tornando alla mia dichiarazione iniziale, ossia che non potrei mai vivere in questo paese, ecco a voi una lista di motivi (spero che chiunque abbia origini o qualsiasi altro genere di collegamento con gli Stati Uniti non se la prenda, niente di personale)
1) dovete sapere che gli americani a tavola usano un solo piatto. Mettono contemporaneamente primo, secondo, contorno e frutta, tutto nello stesso piatto allo stesso momento (potrà sembrarvi poco rilevante ma vi assicuro che non lo è!!)
2) spacciano la plastica per formaggio, spudoratamente anche!
3) sarebbero capaci di mettere il ghiaccio anche nella minestra
4) sono di un’ignoranza da far paura (una persona ha avuto il coraggio di chiedermi che lingua parlo a Roma. Un’altra insisteva nel sostenere che la Corsica fa parte dell’Italia nonostante le ripetute volte in cui con molta calma ho ripetuto “no, vivo in Italia e posso giurarti che non è così.” Abbiamo chiarito la cosa cercando su internet)
5) molti di loro sono consapevoli della loro ignoranza e rendono pubblica questa loro consapevolezza con un fare quasi fiero, come per dire “sì sono ignorante, sai com’è, sono americano
6) dopo aver dichiarato la loro ignoranza, aggiungono che però non sono stupidi
7) ficcano bandiere americane ovunque, il che mi fa pensare al loro irritante patriottismo
8) la loro idea di “aria condizionata” è “facciamo diventare ogni luogo chiuso un iglù, dai!”
9) il sistema scolastico è migliore in Italia
10) hanno una visione dei giovani (dai 15 ai 25) piuttosto preoccupante, manco fossero alieni. 
sara e le altre B
Potrei andare avanti ma, come tutte le cose, questo Paese ha anche tanti aspetti positivi.
Infatti, sono tutti molto simpatici e aperti, “open-minded”, sanno cucinare dei cookies a dir poco sublimi, fanno sembrare tutto facile e a portata di mano, puoi prendere la patente a 16 anni, a scuola non ti costringono a spendere 300 euro di libri ogni anno ma usano un sistema molto intelligente per usare sempre gli stessi libri, dotati dalla scuola, hanno moltissime attività extra scolastiche, ognuno è libero di fare o essere quello che vuole, e tante altre belle cose che rendono questo paese il desiderio di molti. 
Eppure, nonostante tutto ciò, non lo sento come il mio posto, almeno non ora come ora. Forse sono ancora troppo giovane, non sono pronta a sentirmi veramente a casa in nessun posto che non sia Roma, con la mia famiglia e i miei amici d’infanzia. 
Sono felice di averlo capito, di aver capito che mi trovo bene dove sto adesso, ma anche meglio dove stavo prima, perché per capirlo bisogna andarsene, vedere e vivere cosa c’è fuori dalla tua “comfort-zone”. 
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4 risposte a “Sara, a 17 anni fuori dalla ‘comfort-zone’: 10 buone ragioni per non vivere negli Usa”

  1. Mariadora

    Brava Sara! Io ho fatto un’esperienza simile alla tua quando avevo 18 anni appena compiuti e condivido quello che dici, non ci vivrei mai ma lo rifarei subito! Questa volta però mi cucinerei da sola perché è stato un trauma mangiare spaghetti cucinati mettendoli prima in acqua fredda e poi sparati sul muro per vedere che se si attaccavano, erano cotti!!! Della serie “Sono italiana, cucino io la pasta no?!”…No! Ero in estati nel mangiare spaghetti collosi che ti si attaccavano tutti alla prima forchettata data….!
    Comunque sia, continua così che è un bagaglio in più che ti porterai sempre dietro!
    Enjoy your US journey! 😉

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  2. Francesca

    Ciaooooooooo!!! A parlare sono una mamma di una futura (futura futura) adolescente ma sono soprattutto una ex (exissssssima direi!!) adolescente con alle spalle un anno di esperienza americana, ma soprattutto in CALIFORNIA, e credimi fa una certa differenza!!
    Potrei averle scritte io quelle parole, calcolando poi che io non venivo da roma, ma da una piccola realtà di provincia, la California per me è stato come tuffarmi nel futuro!!
    A differenza di lei, io non stavo per niente bene al caro paese, ma lo shock culturale, anche nelle piccole cose …..(il ghiaccio AAAAAAAHHAAHH, l’aria condizionata, il cibo!!!) è stato parecchio pesante. Un anno all’estero a 17 anni però insegna tanto, non solo ad apprezzare quello che è casa tua, ma soprattutto insegna che ce la puoi fare, ti rende quella persona forte che tu credevi di essere (cioè parliamo di adolescenti….. quelli che credono di essere dei supereroi 😉 !!) ma che in fondo la tua comfort zone non ti aveva mai permesso di sperimentare!
    E’ stata un esperienza unica per me, consigliata a molti ma … non a tutti!!
    Buona permanenza e maggiore è il tempo passato negli states e più alto il livello di tolleranza verso le loro stranezze (che pian piano diventano anche le tue!!!)
    Ciao
    Francesca

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    • Elisabetta

      Grazie mille Francesca per aver condiviso la tua esperienza. Io all’ultimo anno di liceo , nel lontano 1977, ebbi l’occasione di andare a studiare negli Usa, ma poi alla fine non se ne fece nulla. E dopo tanti anni ancora penso a quell’occasione mancata…. E’ un ‘esperienza che secondo me andrebbe fatta quasi obbligatoriamente. Molti ragazzi, molti adolescenti, vivono coccolati e rassicurati dalle loro abitudini e riti, che possono essere molto controproducenti per una crescita “sana”.
      Non avere tutto a propria disposizione nel momento in cui se ne sente il bisogno, fa crescere. E i nostri ragazzi non amano molto mettersi in gioco, in discussione. Troppa fatica!
      Grazie ancora per il tuo commento e spero che continuerai a seguire il blog!
      E.

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  3. Francesca

    ooops scusa ho scritto da cani
    🙁

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